Discussione su “La sindrome della tribù che può uccidere il web”
Sono fondamentalmente daccordo con quanto vi è scritto nell’articolo. Il problema, però, se di problema si deve parlare, non tanto la tribalizzazione della rete, quanto il fatto che indubbiamente non si può ignorare il naturale ghettizzarsi dell’uomo. Tendiamo sempre a parlare con le persone che ci assomigliano, a vestirci secondo gli usi e i gusti di coloro che ci stanno, più vicino. Mangiamo, parliamo, ci muoviamo, come i nostri simili. Se fate attenzione, con un pò di allenamento, sarà un gioco da ragazzi riconoscere il liceale da liceo scientifico e non quello da liceo classico. Riconoscere un ingegnere da uno che studia economia??? Una bazzecola!!!
Il fatto è che non possiamo pensare che internet non diventi tribalistica. Internet è come l’informatica amplica gli effetti, per centomila per un miliardo. Se il modello reale funziona allora il modello informatico porterà beneficio altrimenti, se il modello non funziona ed è negativo lo sarà anche e soprattutto centoplicato quello informatico. IDEM per il concetto della rete e di internet. Vi è però una grande e sostanziale differenza: nella realtà molte persone non dicono il proprio parere su l’argomento o se lo dicono non è nè cosi pubblico nè cosi semplice e diretto da poter essere d’aiuto ad altri; nella rete il feedback è vitale, è il concetto stesso che fa vivere la rete. Il ritorno di un’opinione riutilizzabile da altri.
Un ultima cosa. Speriamo che la politica non si accorga di quanto grande e di quanto importante possono essere gli effetti della rete. Il loro modello reale non funziona, e quindi non funzionerà neanche con la rete.
CARPE DIEM!!!
Un paio d’anni fa mi capitò di commentare sulla Stampa il primo VaffaDay di Beppe Grillo. Non ne ero entusiasta e non lo nascosi, per quanto con argomentazioni che rilette ancora oggi mi sembrano sostanzialmente pacate. Eppure non bastò a contenere la reazione della rete,o almeno di quella porzione della rete. Il commento, transitato sul popolarissimo blog di Grillo, trascinò alcune migliaia di fan del VaffaDay sul piccolo spazio web dove ripubblicavo i miei articoli. Ne risultò una valanga di centinaia di contumelie personali, alcune delle quali significative per colore (mi sarei guadagnato gli inviti di Berlusconi a mangiare la cassoeula o avrei fatto venire l’ittero ai gatti) e molte altre con maledizioni meno bonarie all’indirizzo dei miei figli o dei miei antenati.
This entry was posted on giovedì, gennaio 21st, 2010 at 16:13 and is filed under visti e rimandati. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

